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Sottoprodotti di disinfezione: gli effetti negativi della clorazione dell’acqua

La clorazione dell’acqua, introdotta all’inizio del Novecento, è stata una delle conquiste più importanti per la salute pubblica: ha praticamente azzerato le epidemie trasmesse dall’acqua potabile, come colera e tifo. Con il tempo, però, gli scienziati hanno scoperto che i disinfettanti possono reagire con le sostanze presenti nell’acqua e formare nuovi composti, i cosiddetti sottoprodotti di disinfezione. Vediamo cosa sono, perché destano attenzione e come ridurne la presenza.

Cosa sono i sottoprodotti della disinfezione

Il cloro resta il disinfettante più usato per l’acqua potabile grazie al suo ottimo rapporto costo-efficacia e alla capacità di mantenere un’azione residua lungo la rete. Tuttavia, quando il cloro reagisce con la materia organica naturalmente presente nell’acqua, si formano sostanze chimiche alogenate note come sottoprodotti di disinfezione (DBP). Diversi di questi composti sono sotto osservazione perché alcuni risultano potenzialmente dannosi.

Tra i sottoprodotti di disinfezione più comuni troviamo:

Per un quadro generale puoi consultare anche la FAQ sui sottoprodotti della disinfezione dell’acqua.

I sottoprodotti della disinfezione sono dannosi?

È importante chiarire un punto: la disinfezione dell’acqua non va mai sacrificata. I benefici di un’acqua priva di agenti patogeni sono enormemente superiori ai rischi legati ai DBP, come ribadito anche dalle principali autorità sanitarie. Il tema riguarda l’esposizione prolungata nel tempo a concentrazioni elevate.

Mentre alcuni sottoprodotti hanno una tossicità trascurabile, per altri la ricerca ha evidenziato possibili effetti sulla salute in caso di esposizione cronica. I DBP possono entrare in contatto con l’organismo in più modi:

  • ingerendo acqua potabile che li contiene;
  • inalandoli, perché alcuni DBP volatili si liberano nell’aria quando si usa acqua calda (per esempio sotto la doccia);
  • attraverso la pelle durante il bagno.

Perché si usano cloro e cloramina

Cloro e cloramina vengono impiegati perché garantiscono un’azione disinfettante efficace e persistente lungo tutta la rete idrica, proteggendo l’acqua dalla ricontaminazione fino al rubinetto. Per limitare i sottoprodotti, molti gestori stanno passando alla cloramina, che tende a produrre meno DBP rispetto al cloro libero. Le differenze tra i due disinfettanti sono approfondite nella guida cloro e cloramina: due modi per disinfettare.

Come ridurre i sottoprodotti di disinfezione

Il modo più efficace per ridurre la propria esposizione è la filtrazione e il trattamento dell’acqua nel punto d’uso. In genere un sistema a carbone attivo è una buona scelta: oltre a ridurre i trialometani, abbatte il cloro residuo e migliora gusto e odore dell’acqua. Per inquadrare i DBP nel contesto degli altri contaminanti può essere utile la guida dedicata.

Verifica la presenza di sottoprodotti nella tua acqua

Se l’acqua di casa tua è clorata e vuoi sapere quali sottoprodotti contiene, l’unico modo è un’analisi di laboratorio: i trialometani e gli altri DBP si misurano su un campione prelevato correttamente. Contattaci per un preventivo e ti indicheremo le analisi più adatte e come prelevare il campione.

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