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IARC: L'uranio

Uranionell'acqua: effetti sulla salute

L'uranio è un metallo pesante naturalmente radioattivo presente nelle rocce e nelle falde acquifere, che può contaminare l'acqua potabile soprattutto per dissoluzione geologica. Nell'acqua potabile la principale preoccupazione sanitaria è la sua tossicità chimica per il rene, più che quella radiologica alle basse concentrazioni tipiche. L'OMS ha fissato un valore guida provvisorio di 30 µg/L.

Come arriva nell'acqua

L'uranio entra nell'acqua potabile prevalentemente per processi naturali di dissoluzione da rocce e minerali geologici nelle falde sotterranee; localmente possono contribuire attività minerarie o l'uso di fertilizzanti fosfatici.

Effetti sulla salute

  • Nefrotossicità: il rene è l'organo bersaglio più sensibile, con possibili alterazioni della funzione tubulare prossimale in caso di esposizione cronica elevata (WHO)
  • Possibile danno renale documentato in studi su popolazioni esposte ad alte concentrazioni in acqua da pozzo (ATSDR)
  • Tossicità chimica considerata prevalente rispetto a quella radiologica alle concentrazioni riscontrate nell'acqua potabile (WHO)
  • Per l'esposizione orale all'uranio naturale non vi sono prove sufficienti di cancerogenicità nell'uomo (WHO)
  • L'uranio è classificato come radionuclide alfa-emettitore internamente depositato, cancerogeno per l'uomo in ambito radiologico (IARC Gruppo 1)
Classificazione IARC: L'uranio, come radionuclide alfa-emettitore internamente depositato, rientra nel Gruppo 1 IARC (cancerogeno per l'uomo) per l'aspetto radiologico; tuttavia, per l'esposizione orale all'uranio naturale presente nell'acqua potabile, l'OMS indica che non vi sono prove sufficienti di cancerogenicità chimica e il rischio principale è la nefrotossicità.

Limite di legge nell'acqua potabile

Valore di parametro 30 µg/L secondo il D.Lgs. 18/2023 (recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184); coincide con il valore guida provvisorio dell'OMS di 30 µg/L per l'uranio nell'acqua potabile.

Come si analizza Uranio

L'unico modo per sapere se Uranioè presente nell'acqua di casa tua — e in quale concentrazione — è un'analisi di laboratorio su un campione prelevato al punto d'uso.

Come ridurre l'esposizione

Alcune buone pratiche generali possono aiutare a contenere l'esposizione a Uranio. Sono indicazioni prudenti e di carattere divulgativo: il punto di partenza resta sempre conoscere la concentrazione reale nella propria acqua tramite un'analisi.

  • Quando un trattamento è giustificato dai risultati delle analisi, un sistema di filtrazione idoneo, scelto in base al contaminante e correttamente mantenuto, può ridurre l'esposizione; la scelta va calibrata sul caso specifico, senza promesse di rimozione totale.
  • La bollitura non rimuove i contaminanti chimici e i metalli e, facendo evaporare l'acqua, può anzi concentrarli: è utile contro i microrganismi, non contro le sostanze disciolte.
  • Verifica i dati pubblicati dal tuo ente gestore (etichetta dell'acqua o report di qualità) e, in caso di dubbio, fai analizzare un campione prelevato al tuo rubinetto.

Per misure pensate per le fasce più sensibili vedi acqua, bambini e gravidanza. Per far analizzare la tua acqua puoi richiedere l'analisi di Uranio oppure contattarci.

Domande frequenti su Uranio

Qual è il limite di legge per l'uranio nell'acqua potabile in Italia?
Il D.Lgs. 18/2023 fissa un valore di parametro di 30 µg/L per l'uranio, in linea con il valore guida provvisorio dell'OMS. (fonte)
L'uranio nell'acqua è pericoloso per la radioattività o per la tossicità chimica?
Alle concentrazioni tipiche dell'acqua potabile l'OMS indica che la principale preoccupazione è la tossicità chimica a carico del rene, mentre l'esposizione orale all'uranio naturale non ha prove sufficienti di cancerogenicità. (fonte)
Qual è l'organo più sensibile all'uranio?
Secondo l'OMS il rene è l'organo bersaglio più sensibile, con possibili alterazioni della funzione tubulare a esposizioni elevate e prolungate. (fonte)

Fonti

Avvertenza. Questo contenuto ha carattere informativo e divulgativo e non sostituisce un parere mediconé le indicazioni delle autorità sanitarie. La semplice presenza di una sostanza non implica automaticamente un rischio: contano la concentrazione e l'esposizione nel tempo. Per i valori vigenti fai sempre riferimento alle fonti ufficiali (ISS, Ministero della Salute, EFSA, OMS, US EPA).