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Analisi123

Osmosi inversa

L'osmosi inversa (RO) è la tecnologia di trattamento a membrana più spinta tra quelle comunemente disponibili: tra microfiltrazione, ultrafiltrazione, nanofiltrazione e osmosi inversa, è quest'ultima ad avere i pori più piccoli e a trattenere la gamma più ampia di contaminanti disciolti.

Come funziona

Nell'osmosi inversa l'acqua viene spinta, sotto pressione elevata, attraverso una membrana semipermeabile dotata di pori estremamente piccoli. La pressione vince la naturale tendenza osmotica e costringe le sole molecole d'acqua ad attraversare la membrana, lasciando indietro la quasi totalità dei sali, dei metalli e delle molecole disciolte. L'acqua "pulita" (permeato) viene raccolta, mentre la frazione concentrata di contaminanti viene scaricata.

Potenziali riduzioni

L'osmosi inversa rimuove efficacemente un'ampia varietà di contaminanti disciolti: sali e durezza, metalli pesanti come piombo, arsenico, cadmio e mercurio, nitrati, fluoruro, molti composti PFAS, radionuclidi come l'uranio e numerose sostanze organiche. Riduce inoltre in modo marcato la conducibilità elettrica, indice della quantità totale di sali disciolti. È spesso preceduta da un filtro a carbone attivo per proteggere la membrana dal cloro.

Quando è consigliata

L'osmosi inversa è indicata quando l'analisi rivela un'acqua con molti sali disciolti, metalli o nitrati e si desidera un livello di purezza molto elevato — ad esempio per acque di pozzo problematiche. Trattandosi però di un trattamento drastico, è importante partire da un quadro chiaro: un'analisi chimica e dei metalli pesanti sull'acqua di partenza aiuta a capire se l'osmosi inversa è davvero la scelta giusta o se basta un trattamento meno invasivo.

Osmosi inversa o nanofiltrazione?

Non sempre serve il trattamento più spinto. La nanofiltrazione trattiene buona parte della durezza e molti contaminanti organici, ma lascia nell'acqua una quota maggiore di minerali e produce meno acqua di scarto. L'osmosi inversa è preferibile quando l'analisi mostra valori elevati di sali totali, nitrati o metalli, o quando si cerca la massima purezza; la nanofiltrazione, invece, è spesso sufficiente quando l'obiettivo principale è ridurre la durezza mantenendo un'acqua più equilibrata al gusto. In ogni caso la decisione dovrebbe basarsi sui dati di un'analisi, non su un'impressione.

Buono a sapersi

Mentre l'osmosi inversa rimuove un'ampia varietà di contaminanti, comporta anche un consumo d'acqua aggiuntivo (una parte viene scaricata come concentrato) e può avere costi di gestione non trascurabili. Sono inoltre solitamente necessari sia un pretrattamento sia un post-trattamento: la membrana è delicata e può essere danneggiata dal cloro e dalle incrostazioni o sporcata da solidi eccessivi e crescita batterica. Infine, l'acqua trattata risulta in gran parte demineralizzata, quindi può avere un sapore "piatto" ed essere corrosiva per gli impianti se non viene rimineralizzata in fase di post-trattamento.

Luoghi di installazione

In genere installata al punto di utilizzo (tipicamente sotto il lavello della cucina), con un piccolo serbatoio di accumulo per l'acqua trattata.

Verifica i risultati con un'analisi

Per scegliere e dimensionare correttamente un impianto a osmosi inversa, e per verificarne l'efficacia, conviene confrontare i parametri dell'acqua prima e dopo il trattamento. Puoi partire da un kit per l'acqua destinata al consumo umano o approfondire i singoli parametri come la conducibilità elettrica e la durezza. Trovi ulteriori spunti nella guida sulla filtrazione e il trattamento dell'acqua. Contattaci per un preventivo: ti aiuteremo a individuare le analisi più adatte alla tua acqua.

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