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Carboni attivi ( granulare )

Il carbone attivo granulare (GAC) è una delle tecnologie di trattamento dell'acqua più diffuse a livello domestico e professionale. È efficace, economico e migliora in modo evidente gusto, odore e colore dell'acqua. Per scegliere il filtro giusto e dimensionarlo correttamente, però, è indispensabile sapere quali contaminanti sono effettivamente presenti: per questo il punto di partenza è sempre un'analisi chimica dell'acqua.

Come funziona

I filtri a carbone attivo granulare sono riempiti con un materiale di carbonio granulare molto poroso, ottenuto per attivazione termica di materie prime come gusci di cocco, legno o carbone minerale. Questa porosità sviluppa una superficie interna enorme — diverse centinaia di metri quadrati per ogni grammo di materiale — sulla quale i contaminanti vengono adsorbiti, cioè trattenuti, mentre l'acqua attraversa il letto filtrante. A differenza della semplice filtrazione meccanica, che ferma solo le particelle solide, l'adsorbimento cattura molte molecole disciolte che altrimenti passerebbero inosservate.

L'efficacia dipende dal tempo di contatto fra acqua e carbone: una portata troppo elevata o un letto filtrante sottodimensionato riducono la capacità di trattenere le sostanze indesiderate.

Potenziali riduzioni

Il GAC può rimuovere efficacemente un'ampia varietà di sostanze chimiche. Affronta problemi di gusto, odore e colore e rimuove i sottoprodotti di disinfezione (acidi aloacetici e trialometani), molti prodotti chimici organici sintetici e pesticidi, metalli pesanti come mercurio e cadmio, radionuclidi, composti organici volatili (di cui ci si occupa nel dettaglio nelle analisi COV e SCOV), cloro libero e residuo e diversi composti PFAS. È invece poco indicato per ridurre la durezza dell'acqua o i sali disciolti: per quegli obiettivi si ricorre allo scambio ionico o all'osmosi inversa.

Quando è consigliato

Il carbone attivo granulare è la scelta tipica quando l'analisi evidenzia un sapore o un odore sgradevole di cloro, tracce di composti organici, oppure quando si vuole un trattamento "di rifinitura" a valle di altri sistemi. È spesso impiegato anche come pretrattamento per proteggere membrane più delicate, come quelle di nanofiltrazione e osmosi inversa, che il cloro può danneggiare.

Limiti e manutenzione

La capacità di adsorbimento del carbone non è infinita: una volta saturo, il filtro smette di trattenere i contaminanti e può rilasciarli nell'acqua (il cosiddetto fenomeno di "breakthrough"). Per questo il media filtrante va sostituito alle scadenze indicate dal produttore. Inoltre, un carbone esaurito e umido può diventare terreno di crescita batterica: nelle reti idriche complesse o negli impianti aziendali è prudente affiancare al trattamento controlli periodici di microbiologia.

Luoghi di installazione

In genere installato nel punto di utilizzo (sotto lavello) o nel punto di ingresso dell'abitazione, a seconda del volume d'acqua da trattare.

Verifica i risultati con un'analisi

Prima di installare un filtro a carbone — e dopo qualche settimana di utilizzo — conviene confrontare i dati con un'analisi di laboratorio, così da avere la prova che il trattamento stia funzionando. Puoi partire da un kit per l'acqua destinata al consumo umano o approfondire i singoli parametri chimici e fisici. Per capire quali contaminanti possono essere presenti nella tua zona, è utile la guida sui contaminanti e l'approfondimento sulla filtrazione e il trattamento dell'acqua.

Hai dubbi su quale analisi richiedere o su come interpretare i risultati? Contattaci per un preventivo e ti indicheremo il pacchetto di analisi più adatto alla tua acqua.

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