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Macchie, puntini e corrosione sull'acciaio inox: i cloruri

L'acciaio inox è amato proprio perché "non arrugginisce", eppure capita di trovare sul fondo di una pentola, sul lavello o sul cestello della lavastoviglie dei puntini scuri o color ruggine, piccole macchie tenaci e, nei casi peggiori, minuscoli fori. Spesso si dà la colpa a un detersivo aggressivo o a un acciaio "scadente", ma il responsabile è più frequentemente nascosto nell'acqua: i cloruri.

La buona notizia è che si tratta in primo luogo di un problema di durata e aspetto dei materiali, non di un pericolo diretto per la salute. La cattiva è che, una volta innescata, questa corrosione tende a progredire e può rovinare pentole, lavelli ed elettrodomestici costosi.

Perché l'inox può corrodersi

L'acciaio inossidabile resiste alla ruggine grazie a un sottilissimo strato protettivo di ossido di cromo, lo strato "passivo", che si autoripara in presenza di ossigeno.

Causa: i cloruri, sali molto comuni nelle acque, sono in grado di "bucare" localmente questo strato passivo. Dove la protezione viene meno, l'acciaio si corrode in modo concentrato dando origine alla cosiddetta corrosione puntiforme, o pitting: non una ruggine diffusa, ma puntini, fossette e microfori che partono da un punto preciso e si approfondiscono nel tempo.

Cosa fare: riconoscere il pitting è importante. Se vedi macchie circoscritte, puntini scuri o piccoli crateri invece di una ruggine uniforme, il sospetto verso i cloruri dell'acqua è concreto e merita una verifica.

Calore e ristagno: i fattori che aggravano

I cloruri da soli non bastano sempre: alcune condizioni favoriscono molto la corrosione.

Causa: il calore accelera nettamente il fenomeno. Per questo le pentole usate per bollire l'acqua, le resistenze di bollitori e lavastoviglie e i serbatoi dell'acqua calda sono i punti più colpiti. Anche il ristagno gioca un ruolo chiave: una goccia d'acqua lasciata asciugare sul fondo di una pentola concentra i sali in un punto, e proprio lì parte il pitting. L'evaporazione, infatti, aumenta la concentrazione locale di cloruri.

Cosa fare: asciuga pentole e lavello dopo l'uso, evita di lasciare acqua salata o residui di cibo a ristagnare a contatto con l'inox e non lasciare posate o pentole in ammollo per giorni. Sono accorgimenti semplici che riducono molto il rischio, ma non eliminano la causa se i cloruri sono elevati.

Da non confondere con il calcare

È facile attribuire ogni macchia sull'inox alla durezza dell'acqua, ma i fenomeni sono diversi.

Causa: il calcare, legato alla durezza, lascia aloni biancastri e patine opache, soprattutto dove l'acqua evapora; i cloruri provocano invece puntini di corrosione e microfori. I due problemi possono coesistere, e un'acqua dura non è di per sé corrosiva, ma il modo in cui macchia l'inox aiuta a distinguere la causa.

Cosa fare: osserva il tipo di segno. Se si tratta di depositi bianchi che vanno via con un anticalcare, è durezza; se restano puntini e crateri che non si rimuovono lucidando, l'ipotesi cloruri è da approfondire con un'analisi.

Rete idrica o pozzo

Pozzo privato: è la situazione più a rischio, soprattutto in zone costiere o agricole dove l'intrusione di acqua salina o la presenza di sali nel terreno possono far salire i cloruri. Senza analisi è impossibile conoscerne il livello: un controllo completo come quello previsto dal kit per acqua di pozzo consente di misurarli e valutare l'aggressività dell'acqua verso i materiali.

Acquedotto pubblico: in rete i cloruri sono generalmente contenuti, ma possono variare da zona a zona e in alcune aree raggiungere comunque valori in grado di favorire il pitting su inox sollecitati da calore e ristagno. Conoscere il valore reale al proprio rubinetto è l'unico modo per averne certezza.

Quando analizzare l'acqua

Macchie puntiformi e corrosione sull'inox che ricompaiono nonostante la pulizia sono un segnale da non ignorare. Per capire se la causa è chimica serve misurare i cloruri e gli altri sali disciolti: un'analisi mirata su metalli e minerali fotografa la composizione dell'acqua e aiuta a stabilire se conviene un trattamento di addolcimento o demineralizzazione e quali materiali scegliere per impianti e stoviglie. Misurare prima di spendere evita interventi inutili.

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