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Diclorodifluorometano: Cos’è e Dove Viene Utilizzato

Il diclorodifluorometano (CCl₂F₂), conosciuto anche come R-12 o Freon-12, è un clorofluorocarburo (CFC) costituito da un atomo di carbonio, due di cloro e due di fluoro. È stato per decenni uno dei refrigeranti più diffusi al mondo, prima di essere progressivamente vietato per il suo impatto sull'ambiente. Vediamo dove veniva utilizzato e perché oggi può essere ricercato tra i parametri dell'acqua.

## Le principali applicazioni

Grazie alla sua stabilità chimica e termica, il diclorodifluorometano è stato impiegato soprattutto in:

  • refrigerazione industriale e domestica (frigoriferi, congelatori, celle frigorifere);
  • condizionamento dell'aria, anche nel settore automobilistico;
  • propellente per aerosol e agente espandente per schiume isolanti.

Si tratta quindi di un composto legato soprattutto al mondo del freddo e degli isolanti, non a un uso alimentare o agricolo.

## Perché è stato vietato

Il diclorodifluorometano è un potente gas responsabile della deplezione dello strato di ozono ed è anche un gas a effetto serra. Per questo motivo la sua produzione e il suo impiego sono stati eliminati gradualmente in base al Protocollo di Montreal, e sostituiti da refrigeranti meno dannosi. La sua diffusione ambientale residua deriva soprattutto da vecchi impianti, dispersioni e smaltimenti non corretti.

## Caratteristiche chimico-fisiche

Il diclorodifluorometano è un gas incolore a temperatura ambiente, praticamente inodore e non infiammabile, con un punto di ebollizione molto basso (intorno ai -30 °C). Proprio queste proprietà — bassa tossicità acuta, stabilità e capacità di passare facilmente da liquido a gas — lo avevano reso ideale come fluido refrigerante nei cicli di compressione ed espansione. La stessa stabilità, però, lo rende persistente: una volta disperso, non si degrada rapidamente e può migrare a lungo nell'ambiente.

## Perché può comparire nelle analisi dell'acqua

Essendo un composto organico alogenato volatile, può infiltrarsi nelle falde acquifere in seguito a contaminazioni del suolo. Per questo rientra tra le sostanze monitorabili nei controlli sui composti organici volatili (COV). Puoi consultare la scheda del parametro diclorodifluorometano e quelle di composti correlati come il clorometano e il cloroetano.

Le possibili vie di contaminazione includono lo smaltimento non corretto di vecchi frigoriferi e condizionatori, le perdite da impianti dismessi e l'infiltrazione da discariche. Chi si approvvigiona da un pozzo privato in prossimità di aree industriali o ex siti produttivi ha più motivi per includere i COV nei controlli periodici, poiché il pozzo non beneficia dei controlli pubblici a cui è soggetta la rete idrica.

La normativa che disciplina la qualità dell'acqua destinata al consumo umano è il D.Lgs. 18/2023, che fissa i requisiti di conformità per i parametri chimici e microbiologici. Per inquadrare questa categoria di sostanze è utile la FAQ su cosa sono i COV nell'acqua.

## Come analizzarlo

La ricerca dei composti organici alogenati volatili richiede campionamento e analisi dedicati. Sono indicati il test sui composti organici e alogenati volatili e il test sull'acqua destinata al consumo umano per un quadro più completo. Per capire eventuali rischi consulta la FAQ su cosa rischio se bevo acqua con COV o idrocarburi.

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