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Diclorodifluorometano: Cos’è e Dove si Usa

Il diclorodifluorometano (formula CCl₂F₂), noto commercialmente come Freon-12 o R-12, è un composto della famiglia dei clorofluorocarburi (CFC). È un gas incolore e praticamente inodore, ampiamente impiegato in passato come refrigerante e agente propellente. In questo articolo vediamo cos'è, dove veniva usato e perché può comparire tra i parametri analizzati nell'acqua.

## Cos'è il diclorodifluorometano

Appartiene ai CFC, gli stessi composti che hanno portato all'assottigliamento dello strato di ozono. Proprio per questo motivo — l'impatto sullo strato di ozono stratosferico — la sua produzione e il suo utilizzo sono stati progressivamente vietati a livello internazionale a partire dal Protocollo di Montreal. È quindi una sostanza il cui impiego oggi è fortemente limitato, ma che può ancora essere presente come contaminante ambientale residuo.

## Dove si usava

Le principali applicazioni storiche del diclorodifluorometano includevano:

  • sistemi di refrigerazione e condizionamento industriali e domestici;
  • propellente per aerosol;
  • agente espandente nella produzione di schiume plastiche.

Con il bando dei CFC, è stato sostituito da refrigeranti meno dannosi per l'atmosfera.

## Perché si analizza nell'acqua

Come molti composti organici alogenati volatili, il diclorodifluorometano può raggiungere le acque sotterranee in seguito a dispersioni industriali, smaltimenti non corretti o contaminazioni del suolo. Per questo rientra tra le sostanze che possono essere ricercate nelle analisi dell'acqua, in particolare nei controlli sui composti organici volatili (COV). Puoi consultare la scheda del parametro diclorodifluorometano e quella di composti affini come il triclorofluorometano.

La normativa di riferimento per l'acqua destinata al consumo umano è il D.Lgs. 18/2023. Per approfondire questa categoria di sostanze è utile la FAQ su cosa sono i COV, composti organici volatili nell'acqua.

## Come arriva nelle falde

I composti organici volatili come il diclorodifluorometano sono particolarmente insidiosi perché, una volta dispersi nell'ambiente, possono percolare attraverso il suolo e raggiungere le acque sotterranee, dove tendono a permanere a lungo. Le vie di contaminazione più frequenti sono lo smaltimento non corretto di apparecchiature refrigeranti dismesse, le dispersioni da siti industriali e i rilasci accidentali durante manutenzioni o demolizioni. Poiché si tratta di sostanze volatili, una parte può evaporare, ma la frazione che raggiunge la falda può restare rilevabile per molto tempo, soprattutto in acquiferi profondi e poco ossigenati.

## A chi interessa questo controllo

La ricerca dei CFC e degli altri COV è particolarmente indicata per chi attinge acqua da pozzi privati situati in prossimità di vecchie aree industriali, discariche o impianti dismessi. Anche in assenza di odori o sapori anomali, questi composti possono essere presenti a concentrazioni che solo un'analisi di laboratorio è in grado di rilevare. Per questo motivo, quando si valuta la sicurezza di una fonte in un contesto a rischio, conviene includere i composti organici volatili nel pacchetto di analisi anziché limitarsi ai soli parametri di base.

## Come verificare la presenza nell'acqua

La ricerca dei composti organici volatili richiede un campionamento specifico e un'analisi di laboratorio dedicata. Sono indicati il test sui composti organici e alogenati volatili e, per un controllo più ampio, il test sull'acqua destinata al consumo umano. Per il prelievo corretto consulta la FAQ su come si campiona l'acqua per analizzare i COV.

## Richiedi un'analisi

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