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Cloro e cloramina: due modi per disinfettare l’acqua

Senza disinfezione, gran parte dell'acqua che scorre nei nostri tubi non sarebbe sicura da bere. L'acqua potabile proviene da fiumi, laghi e falde esposti a patogeni di vario tipo, e la disinfezione serve proprio a proteggerci da malattie come gastroenteriti e infezioni intestinali. I due disinfettanti più diffusi sono il cloro e la cloramina. Entrambi, però, possono generare un insieme di sottoprodotti che vale la pena conoscere.

## Una breve storia della clorazione

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, con la rapida urbanizzazione, le condizioni igieniche dell'acqua divennero una priorità di salute pubblica. I primi sistemi di filtrazione aiutarono a ridurre malattie come tifo, dissenteria e colera, ma fu l'introduzione dei disinfettanti chimici, nel XX secolo, a segnare la svolta nella riduzione delle epidemie trasmesse dall'acqua.

Con il tempo emerse anche un effetto collaterale: quando il cloro reagisce con la materia organica naturale presente nell'acqua può generare sottoprodotti di disinfezione (DBP), come i trialometani, alcuni dei quali potenzialmente nocivi. Da qui la nascita di normative che ne fissano i limiti.

## Cloro contro cloramina

Il cloro resta il disinfettante più utilizzato. È molto efficace all'inizio della rete di distribuzione, ma il suo residuo tende a dissiparsi piuttosto rapidamente lungo il percorso.

La cloramina è un composto che combina cloro e ammoniaca. È un disinfettante più debole del cloro nella fase iniziale, ma mantiene un residuo più stabile e duraturo lungo tutta la rete, garantendo una protezione continua. La concentrazione massima di cloramina raccomandata nell'acqua potabile è di norma intorno a 4 mg/L. Con la cloramina la formazione dei DBP regolati, come i trialometani, è spesso minore rispetto alla clorazione, anche se possono comparire sottoprodotti diversi (ad esempio nitrosammine o sottoprodotti iodati).

## Come si controlla la cloraminazione

Gli impianti devono mantenere un equilibrio delicato tra qualità dell'acqua in ingresso, livello di disinfezione, residuo e formazione di sottoprodotti. Per il monitoraggio si usano due approcci principali:

  1. Metodo amperometrico: misura la monocloramina e l'ammoniaca totale, ricavando per differenza l'ammoniaca libera. L'obiettivo è tenere l'ammoniaca libera il più bassa possibile, perché nella rete può favorire la nitrificazione, ovvero l'ossidazione dei sali di ammonio in nitriti e nitrati.
  2. Metodo colorimetrico DPD (N,N-dietil-p-fenilendiammina): consente di misurare separatamente cloro libero e monocloramina aggiungendo reagenti specifici. È un approccio economico e flessibile, adattabile alle esigenze del singolo impianto.

Il monitoraggio dei sottoprodotti come nitriti e nitrati è importante anche per l'utente finale: puoi approfondire nella FAQ cosa sono i nitrati nell'acqua.

## Cloramina e sottoprodotti di disinfezione

I DBP si formano quando cloro o cloramina reagiscono con materia organica naturale (acidi umici) o con i materiali delle tubazioni. La regolamentazione dei sottoprodotti ha favorito l'uso della cloramina proprio perché genera meno DBP tra quelli più comuni e regolati.

La questione, però, non è così semplice. L'acqua trattata con cloramina contiene in genere meno sottoprodotti regolati legati a problemi di salute, ma può contenere concentrazioni più elevate di sottoprodotti non regolati, come iodo-trialometani, iodoacidi e nitrosodimetilammina (NDMA). Alcuni di questi, pur presenti a concentrazioni inferiori, possono risultare più tossici dei DBP regolati.

C'è poi un ulteriore aspetto: quando la cloramina è usata come disinfettante residuo, può modificare le proprietà chimiche dell'acqua al punto da favorire la cessione di piombo e rame dalle tubature più vecchie, con possibili conseguenze sulla qualità dell'acqua al rubinetto.

## Vantaggi e svantaggi a confronto

In sintesi, la cloramina è un disinfettante più duraturo e produce meno sottoprodotti regolati, ma comporta un maggiore rischio legato ai sottoprodotti meno noti e alla possibile cessione di metalli negli impianti datati. Il cloro, più reattivo, è efficace ma con residuo meno stabile. Indipendentemente dal metodo, i sottoprodotti di disinfezione restano un aspetto da tenere sotto controllo, ed è proprio ciò su cui lavorano gli impianti di trattamento.

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Se desideri verificare il livello di disinfettante residuo, la presenza di sottoprodotti come i trialometani o la concentrazione di nitrati e nitriti, contattaci per un preventivo. Definiamo insieme il pacchetto di analisi chimica più adatto alla tua rete idrica. Per approfondire puoi leggere anche la guida sugli impatti visibili della clorazione.

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