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Particelle bianche o gelatinose nell'acqua: biofilm e alghe

Notare delle particelle bianche o una sostanza gelatinosa nell'acqua del rubinetto, nella caraffa o nel serbatoio può essere fastidioso e preoccupante. In realtà, dietro questo fenomeno si nascondono cause molto diverse tra loro: alcune del tutto innocue, come il calcare, altre che meritano attenzione perché possono indicare la presenza di microrganismi. Distinguere tra i vari casi aiuta a capire se basta una pulizia o se è il caso di approfondire con un'analisi di laboratorio.

Calcare in fiocchi: il caso più comune

Se le particelle sono bianche, dure e tendono a depositarsi sul fondo, quasi sempre si tratta di calcare. Nelle acque ricche di sali di calcio e magnesio (acque "dure"), il riscaldamento o la prolungata permanenza nei tubi favorisce la formazione di fiocchi bianchi di carbonato di calcio.

Lo riconosci perché compare soprattutto nell'acqua calda, lascia depositi biancastri su pentole e resistenze e tende a sciogliersi con un po' di aceto o acido citrico. È un fenomeno legato alla durezza dell'acqua e non rappresenta un rischio per la salute, anche se può danneggiare elettrodomestici e ridurre l'efficienza degli impianti.

Biofilm batterico: la patina gelatinosa

Se invece la sostanza è viscida, gelatinosa, biancastra o rosata e si forma su rubinetti, soffioni, guarnizioni o pareti del serbatoio, è probabile che si tratti di biofilm.

Il biofilm è una pellicola prodotta da colonie di batteri che si attaccano alle superfici a contatto con l'acqua, soprattutto dove c'è ristagno, umidità e temperature tiepide. In piccole quantità è comune e spesso innocuo, ma un biofilm abbondante può ospitare e proteggere microrganismi indesiderati, rendendo più difficile la disinfezione.

Dove si forma più spesso: serbatoi e cisterne, tubature poco utilizzate, filtri non sostituiti, erogatori e caraffe non pulite con regolarità.

Alghe nei serbatoi

Nei serbatoi e nelle cisterne esposti alla luce, soprattutto se non perfettamente sigillati, possono svilupparsi alghe. Si presentano come filamenti o ammassi verdastri, ma in alcuni casi possono dare luogo a particelle chiare o gelatinose.

La luce solare e il ristagno dell'acqua sono i fattori che ne favoriscono la crescita. Le alghe non sono sempre pericolose di per sé, ma indicano condizioni igieniche da migliorare e possono alterare sapore e odore dell'acqua.

Quando indica un rischio microbiologico

Il punto chiave è questo: calcare e fiocchi minerali sono un problema estetico e di durezza, mentre biofilm e alghe segnalano condizioni favorevoli alla proliferazione di microrganismi. La presenza di queste sostanze non significa automaticamente che l'acqua sia contaminata, ma è un campanello d'allarme.

Il rischio microbiologico va valutato con un'analisi, in particolare cercando i coliformi totali, indicatori della qualità igienica dell'acqua. Conviene insospettirsi se, oltre alle particelle, noti odori sgradevoli, sapore anomalo o se l'acqua proviene da un serbatoio o da un pozzo non controllato da tempo.

Cosa fare nel frattempo: pulire e disinfettare serbatoi, cisterne, filtri ed erogatori; eliminare i ristagni; assicurarsi che i contenitori siano sigillati e al riparo dalla luce.

Quando analizzare l'acqua

Se le particelle sono bianche e dure, il problema è quasi sempre la durezza dell'acqua e un'analisi serve soprattutto per scegliere l'eventuale addolcitore. Se invece osservi sostanze gelatinose, viscide o verdastre, è importante verificare la qualità microbiologica dell'acqua con un'analisi di laboratorio, perché potrebbero indicare una contaminazione.

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